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Addio a Gerardo Marotta

Addio a Gerardo Marotta

Rai Cultura ricorda Gerardo Marotta fondatore e presidente dell' Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, scomparso nella notte del 25 gennaio a Napoli all'età di 89 anni.

Laureato in Filosofia del Diritto con una tesi sulla concezione dello Stato nella filosofia classica tedesca, Gerardo Marotta dopo un intenso sodalizio culturale con il geniale matematico napoletano Renato Caccioppoli, animatore a Napoli del Circolo del Cinema, fondò all’inizio degli anni '50, insieme al medico Guido Piegari, al fisico Ennio Galzenati e ad altri umanisti, il gruppo Gramsci, che ispirandosi all’insegnamento del filosofo sardo, fondatore del Partito Comunista, riportava l’idea dello Stato, rimossa dalla cultura marxista, al centro del dibattito politico. Ma, come racconta Ermanno Rea nel Caso Piegari la corrente del partito guidata da Giorgio Amendola non accettò le nuove idee ed accusò i componenti del gruppo Gramsci di essere ispiratori di un meridionalismo “perverso”, costringendoli nel 1954 ad abbandonare il Partito.

Come racconta sempre Rea però il Gruppo Gramsci continuò a sopravvivere, "sia pure in forma traslata", attraverso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici fondato da Gerardo Marotta nel 1975 insieme ad Elena Croce, figlia del filosofo Benedetto e al presidente dell’Accademia dei Lincei, Enrico Cerulli. L’idea di Marotta fu quella di creare un’accademia che recuperasse la grande tradizione culturale meridionale da Giordano Bruno a Tommaso Campanella, da Bernardino Telesio a Giambattista Vico, da Gaetano Filangieri a Benedetto Croce e la grande eredità degli umanisti e patrioti meridionali, da Francesco Mario Pagano a Domenico Cirillo a Eleonora Pimmentel Fonseca, che dettero vita alla Repubblica napoletana del 1799.

Dalla sua fondazione, in oltre quarant’anni di attività, l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici ha ospitato 27mila tra filosofi, sociologi, medici e matematici, l’intero gotha dell’umanesimo europeo novecentesco, erogando ai giovani migliaia di borse di studio, organizzando e promuovendo 15mila tra lezioni e convegni in tutto il mondo e soprattutto fondando scuole estive nei più remoti e abbandonati paesi del Mezzogiorno d’Italia.

Secondo il filosofo francese Jaques Derrida l’Istituto rappresenta “un monumento storico rivestito da un’impalcatura perenne, un monastero al riparo dal mondo, un’università superstite del medioevo e un collegio internazionale del ventunesimo secolo mondializzato, provvidamente già nato”. Paul Ricoeur sosteneva che l’Istituto, “venendo incontro alle aspettative dell’Europa”, anticipava “l’integrazione culturale del continente” e Alain Segouls, direttore della casa editrice Les Belles Lettres che ha pubblicato le opere di Giordano Bruno in francese, ha scritto che “l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici è un catalizzatore di relazioni intellettuali al servizio dell’Europa”.

Paul Oscar Kristeller, Jürgen Habermas, Eugenio Garin, Massimo Cacciari, Gianni Vattimo, Edgar Morin e Marc Fumaroli, Ilya Prigogine, Hans Georg Gadamer, Louis Althusser, Karl Popper, Jacques Le Goff, Ernst Gombrich e Giovanni Pugliese Carratelli (che dell’Istituto fu direttore) sono solo alcuni dei filosofi, scienziati ed umanisti intervistati per l’Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche, opera monumentale promossa dalla fine degli anni 80 da Rai2 e dal Dipartimento Scuola Educazione, un progetto ideato e diretto da Renato Parascandolo assieme a Gerardo Marotta e all’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici.

Dall’inizio degli anni 2000 l’Istituto attraversa purtroppo una grave crisi finanziaria dovuta al taglio dei fondi pubblici, e fino ad oggi la chiusura è stata evitata solo grazie all’enorme generosità di Gerardo Marotta che ha fatto fronte all’emergenza vendendo tutti i suoi beni di famiglia.

Come ha scritto il filosofo Aldo Masullo, Marotta non fu «filosofo solitario» ma «filosofo di società», impegnato cioè nel comprendere il mondo degli uomini nella sua storicità, nel criticarne le debolezze e nel delinearne le prospettive. In questo senso egli intese la fondazione nel 1990, insieme ad Elena, Alda, Silvia e Lidia Croce, ad Antonio Iannello e allo stesso Masullo delle Assise di Palazzo Marigliano che salvarono il centro storico di napoli Patrimonio Unesco da un progetto di sventramento e che negli anni successivi denunciarono la tragedia dello sversamento criminale dei rifiuti tossici in Campania.

Centrale per Marotta è sempre stata la questione della differenza tra l’“intellettuale di professione” e il “vero” uomo di cultura, cioè secondo l’accezione platonica, il filosofo: che ruolo, che missione deve avere quest’ultimo, che responsabilità? Dopo le grandi epoche delle rivoluzioni culturali che hanno influenzato la Storia, come la filosofia del 1500 (un nome tra tutti, Erasmo da Rotterdam)o l’Illuminismo (con Diderot, Montesquieu, Gaetano Filangieri), il ruolo del filosofo sembra essersi rimpicciolito, non ha più la capacità di intervenire, sembra non avere più la capacità di comprendere e interpretare il proprio tempo, di riuscire cioè ad assolvere quel compito di guida che Hegel aveva appunto assegnato ai filosofi.

“Dalla cultura dipendono le sorti dell’umanità,” – disse Marotta in una intervista al filosofo tedesco Hans Georg Gadamer (Marburgo, 1900 – Heidelberg, 2002) – “eppure gli uomini di cultura di oggi tendono a chiudersi nel loro particulare, nella loro accademia. La figura dell’intellettuale in Europa si è rimpicciolita rispetto agli aumentati bisogni del mondo, al bisogno di vera cultura che ha l’umanità per potersi salvare”.