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Terrorismo e Mirafiori

Torino. Via Baiamonti. Sono le 9e30 quando il segretario provinciale della Cisnal Bruno Labate viene rapito. Condotto in una stanza semibuia, viene interrogato per cinque ore, per essere poi rilasciato in catene poco distante dal cancello numero uno di Mirafiori. Siamo al primo atto della tragedia del terrorismo, degli anni di piombo, che segnano una pagina di grandi sofferenze e dolore per le famiglie delle vittime e dei terroristi e per la storia stessa del paese, siamo in quella che è stata ben definita “La notte della Repubblica”. La scena di questo primo atto della tragedia è Mirafiori luogo simbolo delle lotte operaie, iniziate dei primi anni 60 e culminate con l’autunno caldo del ’69 e che continua negli anni 70. Questa mobilitazione operaia illude i terroristi di poter costruirsi una base di massa nella classe operaia perché così risvegliano quei sentimenti rivoluzionari che loro attribuiscono agli operai. I terroristi sono ingannato, in preda a miti antichi e miti nuovi e non capiscono che invece la classe operaia si sta mobilitando ma per le riforme, per una migliore qualità della vita, per maggiori salari, per adeguare le loro condizioni di lavoro a quelle dei lavoratori europei. Certo anche nella classe operaia ci sono settori estremisti che guardano ai terroristi come ai compagni che sbagliano ma ogni legame sarà infine reciso nel ‘69 con l’omicidio di Guido rossa.

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