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Ramelli e i terribili anni di piombo

Sergio Ramelli, giovane attivista del Fronte della gioventù, viene aggredito sotto casa. A colpirlo, infierendo sul suo cranio con delle chiavi inglesi, sono studenti di medicina di sinistra. Sergio Ramelli e’ stato uno dei tanti giovani italiani che hanno perso tragicamente la vita durante gli anni di piombo. Se pero’ la sua morte si e’ impressa nella memoria collettiva degli italiani, se ne parla anche oggi e’ per una serie di motivi: innanzitutto la giovanissima eta’ di Ramelli, poi il fatto che quell’assassinio fu particolarmente efferato. Non fu ucciso durante uno scontro, ma aggredito alle spalle per strada. Ramelli mori’ dopo una lunghissima agonia quasi un mese e mezzo dopo l’aggressione e questo suscito’ anche una profonda impressione nel paese. E infine il fatto che per processare gli esecutori di quell’assassinio, che per lungo tempo rimasero sconosciuti, ci vollero moltissimi anni. Ramelli fu ucciso nel 1975, il processo si pote’ celebrare solo nel 1987. Ci si chiede spesso di questi tempi se gli anni di piombo potranno mai tornare. Io penso proprio di no, fortunatamente. Ci sono moltissime differenze tra oggi e ieri. All’epoca c’era una fortissima contrapposizione ideologica che adesso, per fortuna, non c’e’ piu’. Ma gli italiani hanno la memoria corta e rischiano di dimenticare il loro passato, anche quello recente. La lotta politica puo’ sempre degenerare in forme violente, bisogna sempre esserne consapevoli e quindi ripensando a quegli anni, invece di ognuno ricordare i propri morti, come talvolta si tende a fare, dovremmo interrogarci sulle ragioni profonde, politiche che causarono quella che fu una delle pagine piu’ brutte della storia repubblicana.

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