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Piero Melograni e la Grande guerra

 Piero Melograni e la Grande guerra

Piero Melograni (1932-2012) è stato un grande storico italiano, noto a livello internazionale per i suoi lavori sulla Grande guerra, oltre che per lo studio dei totalitarismi. E appunto il primo conflitto mondiale riguardava il libro che nel 1969 lo impose all'attenzione internazionale: "Storia politica della Grande Guerra, 1915-1918".

Ora, a cinque anni dalla sua scomparsa e in occasione del centenario di quel conflitto, l’Archivio Storico Piero Melograni porta anche a Parigi la mostra che documenta il suo lavoro storiografico attraverso del materiale d’archivio e degli oggetti d’epoca. L'esposizione, già ospitata nel 2015 alla Camera dei Deputati, evidenzia la ricchezza dell’approccio storico sviluppato dallo studioso, tra corrispondenze, manifesti, documenti inediti, libri, fotografie. Questi reperti, oltre a documentare il lavoro preparatorio compiuto da Melograni nella stesura di quel fondamentale saggio, consentono di immergersi nella vita quotidiana dell’Italia dell’epoca, con un’attenzione particolare alla vita delle trincee, al ruolo delle donne, alla propaganda e alle proteste in strada.

La mostra - che s'intitola "Piero Melograni et la Grande guerre" e proseguirà fino al 29 dicembre 2017 - viene presentata il 29 novembre alle ore 18 presso l'Istituto Italiano di cultura a Parigi (sito in 50 Rue de Varenne, 75007 Paris), con interventi dello storico Giovanni Sabbatucci, di Paola Severini Melograni (giornalista nonché moglie di Piero Melograni e ora curatrice del suo archivio) e di Marie-Anne Matard-Bonucci (professoressa di Storia Contemporanea all’Università di Paris 8).

Di Melograni ci piace ricordare un giudizio che ne diede Indro Montanelli recensendo il suo libro d'esordio: "Me­lograni ha tutte le qualità del­lo storico di razza, più una che ai nostri fa cospicuamen­te difetto: l’umiltà. Melogra­ni scrive per il lettore, non lo perde mai di vista, cerca di convincerlo, non d’intimi­dirlo con sfoggi di cultura, lo tratta da pari a pari. E anche un altro riconoscimento gli devo. Non lo conosco, ho det­to, non so se viene dall’Uni­versità. Non so nemmeno sot­to quale bandiera politica mi­liti. E anche dopo aver letto il suo libro, continuo a igno­rarlo."

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