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Napoleone II° - Il grande zero

La nascita e la morte furono gli unici eventi della sua vita. Eppure Napoleone II°, era figlio di Napoleone Bonaparte, imperatore dei francesi e nipote di Francesco II° che fu l'ultimo Asburgo incoronato nel nome del Sacro Impero Romano. Ma Napoleone II°, re di Roma, morto a soli 21 anni, non lasciò nessun segno nella storia. Chi fu veramente? Un interrogativo cui cerca di rispondere il documentario “Napoleone II° - Il grande zero” in onda in prima visione su Rai Storia. Il racconto inizia con un flashback: è il 15 dicembre 1940 e per volontà di Hitler, che ha invaso e occupato la Francia, la salma di Napoleone II° rientra a Parigi e viene posta agli “Invalides” accanto alla tomba del padre, esattamente un secolo dopo la sua sepoltura. Alla Francia e ai francesi però interessa poco quella salma, e Napoleone II continua a essere  una figura espulsa dalla storia e dimenticata.

Concepito da Bonaparte per la necessità di avere un erede a cui lasciare il trono e l'Impero, Napoleone lascia Giuseppina e sposa Maria Luisa, primogenita di Francesco II, e decide di avere da lei l'erede, pensando così di pacificarsi definitivamente con gli Asburgo. Il bimbo avrebbe dovuto solo allungare le braccia per afferrare un'Europa conquistata per lui. La storia non andò così.

E’ un racconto doloroso di un bambino che  avrebbe potuto avere tutto,  ma non ebbe mai le uniche due cose  di cui aveva veramente bisogno: un padre, Napoleone Bonaparte, assente perché in esilio, e una madre, Maria Luisa d'Austria, troppo assetata di potere. Nato il 20 marzo 1811, con il titolo di «Re di Roma» e il soprannome di Aiglon, l’aquilotto, a soli tre anni viene strappato dalla sua patria e portato in Austria diventando ostaggio delle potenze ostili alla Francia. Non rivedrà mai più il padre, ormai sconfitto ed esule sull’isola di Sant'Elena. Né gli fu mai concesso di abbandonare l'Austria, negandogli anche di raggiungere la madre nel suo granducato italiano. L'Aiglon fu prigioniero della ragion di Stato e degli Asburgo, dell'Europa della Restaurazione.  Gli fu negato ogni regno, soprattutto da Metternich che non volle rischiare di trovarsi nuovamente di fronte una furia destabilizzante come il padre. L'epitaffio più giusto era stato scritto il giorno della sua morte, il 22 luglio del 1832: «Non è stato fatto nulla per salvarlo. Non per un disegno preciso, ma per indifferenza. Non c'era nessuno che lo amasse, tranne l'imperatore, ma quest'ultimo era troppo occupato per occuparsi del malato con la sollecitudine di un padre».

Qualche tempo prima di morire, l’Aiglon, preso dallo sconforto, dalla consapevolezza della sua inutilità, della mancanza di senso di ogni cosa, dirà di se stesso: «Fra la mia culla e la mia tomba, c’è un grande zero». 

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