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Muore Antonio Canepa, leader del separatismo siciliano

Antonio Canepa fu tra i massimi dirigenti del movimento separatista siciliano. Lo aveva già programmaticamente annunciato con l’opuscolo “La Sicilia ai siciliani”, pubblicato nel 1942. Canepa era rientrato in Sicilia dal Nord nell’autunno del 1944, dopo “una sua poco chiara vicenda di ‘partigiano’”, e aveva iniziato subito a organizzare l’Evis, Esercito volontari per l’indipendenza siciliana. Aveva iniziato a organizzare anche un piccolo partito di “comunisti indipendentisti”. Ebbe un certo ruolo nei tumulti del dicembre 1944 di carattere separatista. Tra il febbraio e il marzo del 1945, Canepa inizia il reclutamento vero e proprio dei volontari dell’Evis, un esercito che tuttavia non arrivò mai oltre le 500 unità. Canepa lo definirà l’Avanguardia armata del popolo siciliano. Sul versante più propriamente politico si muoveva intanto un altro esponente del separatismo siciliano, Finocchiaro Aprile, che, nell’aprile del 1945, giunse a scrivere una lettera a Eleanor Roosevelt, in cui dichiarava non senza una dose notevole di impudenza: “Saremmo lieti e orgogliosi se la Sicilia potesse essere la ‘longa manus’ degli Stati Uniti in Europa”. Il 31 marzo 1945, era stato inviato anche un memorandum alla Conferenza di S. Francisco, dove si stavano gettando le basi delle Nazioni Unite, con cui ci si appellava alla Carta Atlantica e si chiedeva l’indipendenza della Sicilia. Fallita l’opzione internazionale basato sulla ricerca del sostegno di Usa e Inghilterra alle velleità indipendentiste, il movimento si affidò sempre più alla lotta armata: venne a prendere sempre più rilievo e importanza l’opzione affidata alla soluzione militare, e, nell’universo separatista e indipendentista siciliano venne sempre più rafforzandosi la posizione di Canepa, che organizzò non pochi assalti a caserme e distaccamenti di carabinieri e di polizia. Noto come guerrigliero solo con lo pseudonimo di Mario Turri, Canepa morì in uno scontro a fuoco con i carabinieri il 17 giugno 1945 tra Randazzo e Catania. Canepa aveva introdotto in Sicilia il sistema di guerriglia che aveva appreso nella lotta partigiana al nord, e, se mi si passa il paragone, egli può venir considerato una sorta di San Giovanni Battista del movimento separatista successivo, trasformatosi in seguito in banditismo e diretto da Salvatore Giuliano.

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