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LA CADUTA DI MUSSOLINI 25 luglio 1943

Nel pomeriggio del 24 luglio 1943, il Gran Consiglio del fascismo, l’organo supremo del regime, si riunisce per la prima volta dopo quattro anni. Lo sbarco alleato in Sicilia ha infranto ogni residua speranza di vittoria. Il tracollo militare impone decisioni urgenti che porteranno alla caduta del Duce. Lo racconta il professor Giovanni Sabbatucci con Michela Ponzani a “Il tempo e la Storia”, in onda mercoledì 31 maggio alle 13.15 su Rai3 e alle 20.30 su Rai Storia.  Tra i gerarchi presenti alla riunione, il presidente della Camera dei Fasci e delle Corporazioni, Dino Grandi, il vecchio generale Emilio De Bono, il segretario del Partito fascista Carlo Scorza, il presidente dell’Accademia d’Italia Luigi Federzoni, Roberto Farinacci, Giuseppe Bottai e il genero del duce, Galeazzo Ciano. Durante la seduta, cominciata con un lungo intervento di Mussolini sulla disastrosa situazione militare italiana, Dino Grandi presenta un ordine del giorno che accusa il regime fascista di aver compromesso i vitali interessi della nazione portandola sull’orlo della sconfitta. L’ordine del giorno chiede che siano attribuite al sovrano, al Gran Consiglio e al Parlamento, tutte le funzioni e le prerogative previste dallo Statuto Albertino, che la dittatura aveva concentrato nelle proprie mani. Il documento, votato dalla maggioranza dei gerarchi presenti, inchioda Mussolini alle sue responsabilità. Nel pomeriggio del 25 luglio, il duce viene ricevuto da Vittorio Emanuele III a Villa Savoia e gli rassegna le dimissioni da capo del governo. Il re le accetta e, al termine del colloquio, lo fa arrestare. Alle ore 22:45 la radio annuncia la caduta di Mussolini e dà notizia del conferimento dell’incarico di formare un nuovo governo al generale Pietro Badoglio. Il fascismo è finito. All’interno della puntata sarà presentato un documento inedito venuto alla luce dopo oltre settant’anni grazie alla Direzione Generale degli Archivi del Ministero dei Beni culturali che lo ha acquisito. Si tratta del verbale che Luigi Federzoni, insieme ad altri gerarchi, ha scritto la mattina del 25 luglio 1943 per dar conto di quanto accaduto nella lunga seduta del Gran Consiglio.

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