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L` ESPANSIONE NAZISTA IN EUROPA E L`ENTRATA IN GUERRA DELL`ITALIA

Il 30 gennaio 1933 Adolf Hitler viene nominato cancelliere dal presidente Hindenburg. Le tragiche conseguenze dell’inarrestabile ascesa del nazismo, in Germania e in Europa, sono tetri presagi presenti simbolicamente nelle fiamme dei roghi di libri che si appiccano nelle piazze delle città tedesche per liquidare ogni testimonianza culturale divergente dall’ideologia del führer. Il rogo del 10 maggio, all’università di Berlino, distrugge, insieme a quelli di altri ebrei e oppositori al nazismo, i testi di Thomas Mann, Albert Einstein, Sigmund Freud, Karl Marx e Bertolt Brecht. La nuova barbarie politica, di cui Hitler è l’oscuro e indiscusso capo, è riuscita ad imporsi grazie all’appoggio dei grandi proprietari terrieri, dei nostalgici militari prussiani, dei giganti dell’industria e di chi aveva smesso di credere nella democrazia. La purezza della razza e del sangue sono alla base dell’ideologia nazista e della sua folle strategia: l’“ordine nuovo”. Ebrei, comunisti e oppositori politici sono il bersaglio preferito dal nazismo.
Nel 1939 Hitler scatena la seconda guerra mondiale. In pochi mesi vengono conquistate Polonia, Danimarca, Norvegia e Olanda. Proprio nel momento in cui anche la Francia sta per soccombere, Mussolini decide di trascinare l’Italia in guerra contro Gran Bretagna e Francia. Il 10 giugno 1940 ne dà l’annuncio al popolo italiano. Cinicamente il duce aveva detto: “Mi occorrono alcune migliaia di morti per sedermi al tavolo della pace”.

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