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Italiani – Isabella d’Este e Lucrezia Borgia. Le signore del Rinascimento

Nel XVI secolo, al tempo in cui l’Italia è frammentata in numerosi piccoli stati, Isabella d’Este Gonzaga e Lucrezia Borgia, profondamente diverse tra loro per indole e storia familiare, e diventate cognate, lasciano il segno nella storia e nella cultura dei loro casati e delle loro città. Mantova, eletta capitale italiana della cultura 2016, con Isabella e il marito Francesco II, si arricchisce di innumerevoli splendori artistici, mentre la corte di Ferrara è definita nel Rinascimento “la prima città europea”. Le analogie e le differenze tra le due nobildonne sono al centro del doc “Isabella d’Este e Lucrezia Borgia. Le signore del Rinascimento”, scritto da Marta La Licata, con la collaborazione di Alessandra Necci, regia di Fedora Sasso in onda martedì 28 febbraio alle 21.10 su Rai Storia, per il ciclo “Italiani” con l’introduzione di Paolo Mieli. Isabella d’Este Gonzaga, bambina prodigio, affascinata dai viaggi, la moda e la musica, verrà definita dai suoi contemporanei la prima donna del mondo. Incarna un modello di principe umanista. Circondata da intellettuali e artisti, ha concepito la sua vita come un’opera d’arte e ha coltivato le arti, la bellezza e la cultura come valori fondanti. Ma la marchesa è anche una razionale manipolatrice, nelle relazioni diplomatiche e in quelle con gli artisti. Ha un’altissima concezione di sé e del suo ruolo nella storia, ed è pronta a tutto per salvaguardare i figli e la corte. La sintesi della personalità di Isabella è forse nel suo studiolo, una piccola stanza delle meraviglie nella corte vecchia del Palazzo Ducale di Mantova, in cui erano custoditi i tesori dell’antichità, i capolavori di artisti come il Mantegna, il Perugino e Lorenzo Costa e dove ogni decorazione rimanda alla sua filosofia di vita.
Il nome di Lucrezia Borgia, invece, è sempre stato associato a veleni, intrighi e incesti, ma alla luce di nuovi studi – basati su registri, documenti amministrativi e lettere segrete scritte in codice – possiamo dire che, in realtà, ha avuto grandi capacità di reggenza del ducato in assenza del marito e che ha sempre avuto come fine ultimo il benessere dei suoi sudditi e la sopravvivenza dello Stato estense. Pochi ricordano che è Lucrezia ad aver fondato una banca per i poveri e ad aver promosso le bonifiche dei terreni paludosi perché diventassero terre coltivabili. Al prestigio e lusso personale preferisce investimenti economici per la comunità. Lucrezia ha portato su di sé la pesante eredità di una famiglia nota per l’indole sanguigna e prepotente di Cesare, il fratello, e per i costumi dissoluti del padre, il Papa Alessandro VI. Una nuova chiave di lettura della duchessa di Ferrara, donna sobria e dalla ricca vita interiore, è condivisa anche da Dario Fo, premio Nobel scomparso di recente, che nella puntata racconta cosa lo ha affascinato del personaggio Lucrezia Borgia e quanto sia importante raccontarla con lealtà. Lucrezia Borgia è interpretata da Maria Grazia Toccaceli. Nel ruolo di Isabella d’Este c’è Federica Restani, attrice mantovana, mentre Adolfo Vaini è il notaio Odoardo Stivini. Intervengono nel racconto Diane Ghirardo della University of Southern California, lo storico Tommaso di Carpegna Falconieri, Lorenzo Bonoldi, storico dell’arte, il vicedirettore del Complesso Museale del Palazzo Ducale di Mantova Renata Casarin, la direttrice dell’Archivio di Stato di Modena Patrizia Cremonini e lo scrittore Giancarlo Malacarne.

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