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Il restauro della cornice di Ennemond Alexandre Petitot per il dipinto La Morte di Virginia

 Il restauro della cornice di Ennemond Alexandre Petitot per il dipinto La Morte di Virginia

Il Complesso Monumentale della Pilotta
presenta
Il restauro e la ricollocazione
della cornice di Ennemond Alexandre Petitot
per il dipinto La Morte di Virginia di Gabriel Francois Doyen

Galleria Nazionale della Pilotta
Piazza della Pilotta 3, Parma

Parma, 11 marzo 2019 - Il Complesso Monumentale della Pilotta presenta il restauro e la ricollocazione della cornice in legno dorato e intagliato disegnata da Ennemond Alexandre Petitot a complemento del dipinto La Morte di Virginia di Gabriel François Doyen del 1759.
Catalogato con il numero 1 di inventario, il dipinto di Doyen rappresenta simbolicamente il tassello iniziale delle collezioni della Galleria Nazionale.
Grazie a un accurato lavoro di restauro – effettuato dal laboratorio del Complesso, diretto Dott.ssa Nunzia Lanzetta – è stato possibile ripristinare questo importante manufatto, notevole sia per le dimensioni (il perimetro interno misura cm. 383 x 660) che per la preziosa lavorazione in legno dorato a guazzo. La sua ricollocazione costituisce per il Complesso Monumentale della Pilotta un momento di recupero e valorizzazione delle origini dell’immenso patrimonio conservato dall’Istituzione.
L’opera di Doyen fu acquistata a Parigi nel 1760 dal duca Filippo di Borbone, su consiglio del ministro Conte Du Tillot, nell’intento di costituire una collezione di prestigio, degna di Casa Borbone. Conscio del ruolo della cornice a completamento di un’opera, il duca Filippo non esitò a chiedere all’architetto di corte Ennemond Alexandre Petitot di impreziosire il dipinto di Doyen. Lo stesso Petitot, al corrente del dibattito sull’estetica delle cornici in Francia, era consapevole che la cornice conferisce all’immagine una particolare completezza, abbellendo senza sconfinare, esaltando senza sopraffare: ornamento dell'immagine dipinta e prezioso margine per lo sguardo che la contempla, la cornice impone allo spettatore di porsi nei confronti dell'immagine in una relazione 'estetica' che stacca l’opera dal contesto ordinario. Architetto sensibile, Petitot disegnò quindi per il quadro una cornice preziosa ma senza eccessi: un perimetro semplice, a doppia modanatura, la prima bombata, l’interno incavato e con al centro, in basso e nella parte alta, in rilievo, un intaglio a fogliame. Unico vezzo a impreziosire l’opera, la ricca cimasa con mascherone e fogliame.
Come risulta dalla documentazione d’archivio, una volta finita la cornice l’opera nella sua interezza fu collocata negli appartamenti del duca Ferdinando di Borbone. In tempi più recenti fu inserita nel percorso espositivo, all’interno di una delle sale della Reale Galleria per essere poi sistemata, in un secondo momento, sopra la porta d’ingresso della Galleria Nazionale. Presumibilmente nel corso del riallestimento delle Collezioni avvenuto negli anni Ottanta del Novecento, il dipinto fu posto nel salone del Settecento, privato della cornice e lasciato nudo. Da quel momento questa splendida opera di artigianato è caduta nell’oblio, staccata dal dipinto e messa in un deposito. Declassata dal suo ruolo di opera nell’opera, è divenuta un ammasso di pezzi di legno, privi di funzione e dignità.
Ritrovata in un deposito “di fortuna” del Complesso, smontata in quattro pezzi, molto impolverata e attaccata da insetti xilofagi, da subito è stato evidente il suo critico stato di conservazione. Nella prima fase del restauro ci si è concentrati sulla disinfestazione dai parassiti del legno attraverso la permanenza in una camera anossica. Una volta ricomposta in tutte le sue parti, constatato che la decorazione a fogliame – sia nella fascia perimetrale che nella centinatura della sommità – aveva subito delle perdite, il restauro è proseguito con la pulitura, la ricostruzione degli intagli mancanti e la stuccatura di fori e parti lignee abrase. Infine, sono state integrate le dorature a foglia d’oro delle lacune.

SCHEDA DELL’OPERA
Gabriel Francois Doyen (Parigi 1726-Pietroburgo 1806)
La Morte di Virginia, 1759
Olio su tela, 383 x 660 cm
Provenienza: acquistato da don Filippo di Borbone nel 1760
Inv. 1
Nell’opera La Morte di Virginia, con una sapiente regia, Doyen fa rivivere in un classismo drammatico, intriso di dinamiche gestuali ed espressive, la triste sorte della fanciulla romana. Il dipinto fu presentato al Salon parigino, ove fu apprezzata dal critico d’arte Denis Diderot che lo recensì con termini lusinghieri – apprezzando in particolare “le beau choix des figures”, “la moelleux des draperies”, “la richesse surprenante du coloris” – dando all’artista le credenziali per accedere alla prestigiosa Académie parigina.
Pare che Doyen fosse passato da Parma nel 1756, al ritorno da Roma verso Parigi, e si fosse soffermato sugli affreschi del Correggio: forse in quella circostanza si era prefigurata una sorta di commissione aperta da parte di una Corte intenzionata a ricostruire una collezione prestigiosa e degna del titolo che intendeva svolgere nel panorama europeo.
Dopo il successo parigino, Doyen divenne un pittore alla moda, continuando a sfruttare la vena antiquaria ma in una direzione sostanzialmente ripetitiva e iperbolica, accentuando quegli eccessi patetici rilevabili solo in nuce ne La Morte di Virginia, ancora trattenuti evidentemente dal fresco ricordo della misura italiana.
Nominato primo pittore del conte d’Arois e, nel 1775, del fratello del re, Doyen perde pubblico e commissioni al sorgere dell’astro di David. Non più in sintonia con il radicale cambiamento in corso, intraprende un lunghissimo viaggio, accettando il posto di professore all’Accademia imperiale di Pietroburgo.

 

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