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Guglielmo Marconi, l`inventore del futuro

10 dicembre 1909: Guglielmo Marconi riceve a Stoccolma il Premio Nobel per la Fisica.
Ripercorriamo la vicenda umana e tecnologica di questo bolognese di genio vissuto a cavallo di due secoli e di due mondi, tra Italia e Gran Bretagna, Belle Epoque e guerre mondiali.
Guglielmo ha trentacinque anni ed è il primo italiano ad essere insignito del premio più prestigioso della Fisica: “...a riconoscimento del contributo dato allo sviluppo della telegrafia senza fili, si legge nella motivazione della Reale Accademia Svedese delle Scienze.

Già in passato Marconi è stato candidato, ma a far decidere per l’attribuzione a lui del prestigioso premio concorre quell’anno la straordinaria popolarità che lo investe per il salvataggio dei passeggeri del transatlantico Repubblic, speronato e colato a picco in gennaio al largo delle coste di Nantucket, nell’Atlantico settentrionale.
Grazie al radiotelegrafo, la sua invenzione, soltanto sette delle oltre 1.500 persone imbarcate perdono la vita nel disastro.
È cominciata l’Epoca di Marconi, un altro mondo prende forma dallo sviluppo dei sistemi di comunicazione via radio.

Cellulari, smartphone, tablet, navigatori satellitari, gli strumenti che maneggiamo ogni giorno, sono figli della sua rivoluzione tecnologica, partita dalla soffitta della casa di campagna, coltivata con una start up di successo, difesa a suon di brevetti e di udienze in tribunale, resa popolare con un talento da grande comunicatore.

Scrive Degna, la primogenita di Guglielmo: “Per origini e per educazione fu un uomo dell’’800, cui apparteneva, fra l’altro, per la correttezza dei modi, l’impeccabilità del vestire, la riservatezza con la quale proteggeva la sua personalità. Ma per forma d’intelligenza e per temperamento il suo secolo fu il XX.

Oggi  sappiamo che questo “appassionato dilettante di elettricità” di fine Ottocento, come gli piaceva definirsi, ha inventato il Terzo Millennio.

Con Francesco Paresce Marconi, astrofisico nipote di Guglielmo; Gabriele Falciasecca, presidente della Fondazione Guglielmo Marconi e docente di Sistemi radio; Barbara Valotti, direttore del Museo Marconi, la puntata indaga lo strano destino del padre del wireless: idolatrato in vita quanto una rockstar; celebrato da morto al punto di elevare il 25 aprile, l’anniversario della nascita, a solennità civile, prima che il ‘46 lo trasformasse nell’Anniversario della Liberazione; confinato ad effige su monete e banconote e ad appellativo di scuole, strade e piazze.

Li hai sentiti parlare di genio, vero, Degna? - leggiamo nella biografia di Guglielmo scritta dalla figlia - “Ma il genio non esiste. Il genio, se proprio vuoi chiamarlo così, è soltanto la capacità dell’applicazione continua al proprio lavoro. Nient’altro.”

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