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Golpe Cileno

Un altro 11 settembre. Forse dimenticato. L’11 settembre 1973: il presidente cileno Salvator Allende, assediato nel suo ufficio al palazzo della Moneda a Santiago dall’esercito guidato dal generale Augusto Pinochet, si toglie la vita, dopo aver parlato per un’ultima volta, via radio, ai connazionali. È il golpe cileno.

Allende, leader del partito Marxista Unidad Popular era stato eletto dal Parlamento nel 1970, dopo sessanta giorni di disordini, seguiti alle elezioni in cui aveva ottenuto la maggioranza relativa. E’ un marxista e il fatto ch venga eletto democraticamente in una Paese del blocco occidentale fa scalpore, in piena Guerra Fredda. E la sua amicizia con Castro spaventa gli Stati Uniti. Ma Allende prosegue per la sua strada, in un Paese provato dalla crisi. Nazionalizza l’industria del rame e si scaglia contro le multinazionali. L sua fama fa il giro del mondo, ma la situazione interna resta difficilissima. Sul Paese, attraversato da proteste, si allunga l’ombra della Cia, dei servizi segreti americani. E si arriva a quell’11 settembre. L’esercito, guidato dal nuovo comandante delle forze armate, Pinochet, assedia Allende nel suo palazzo. Gli offre un salvacondotto e la via dell’esilio. Ma il presidente rifiuta. Da quel momento, in tutto il Paese, comincia la caccia all’uomo contro politici, intellettuali e cittadini “vicini” ad Allende.

Golpe cileno
con Mauro Canali
di Michela Guberti

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