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Giacomo Mancini, la passione del socialismo

Giacomo Mancini, la passione del socialismo (1^)
di Enrico Salvatori
La vita di Giacomo Mancini (1916-2002), storico esponente socialista calabrese, deputato PSI per 10 legislature, segretario del partito per due anni, più volte ministro nei governi di centrosinistra degli anni 60 e 70, anziano sindaco della sua Cosenza.
Il racconto parte dal 5 dicembre 1963, quando Mancini giura da Ministro della Salute per il primo governo Moro di centrosinistra “organico”. Da lì a poco, il suo dicastero diventa il più popolare d’Italia, grazie alla campagna sul vaccino antipolio, che salva milioni di bambini italiani da una malattia all’epoca molto diffusa. Nel luglio 1964 è nominato ministro dei Lavori Pubblici, dove  costruisce le ambiziosi basi per la prosecuzione dell’Autostrada del Sole fino a Reggio Calabria, sollecita la promulgazione di una “legge ponte”, che tutela il patrimonio urbanistico e paesaggistico d’Italia, sollecitato dalla frana di Agrigento del 1966.

Il 23 aprile 1970 viene eletto segretario del Partito Socialista, in un momento critico della storia del partito (si è appena scisso dal PSDI), e lui stesso è colpito da una feroce campagna del “Candido” sul suo dicastero ai Lavori Pubblici. Come se non bastasse, il 1970 è anche l’anno dei “moti di Reggio Calabria”, e la regione di cui è capolista da un quarto di secolo è messa a ferro e fuoco da terribili tensioni sociali, che toccano la sua figura.
La sua segreteria si conclude nel novembre 1972. È al governo per un breve mandato ministeriale agli interventi straordinari del Mezzogiorno nel 74, in cui cerca di esercitare la sua influenza per completare il Quinto Polo Siderurgico di Gioia Tauro, ma il progetto fallisce, e solo il porto viene completato.
È artefice, nel luglio 1976, dell’elezione di Bettino Craxi alla guida del Partito Socialista, nei drammatici giorni del Comitato Centrale all’Hotel Midas di Roma. Presto “dimenticato” dal nuovo segretario, Mancini incarna negli anni a seguire il leader del “garantismo”, divenendo una voce critica all’interno del suo Partito.

La sua rivalsa sarà nel 1993 –quando il PSI scompare sotto i colpi dell’inchiesta di Mani Pulite- quando, ormai 77enne, viene eletto sindaco della sua Cosenza. Assolto per insussistenza del fatto da un processo per collusione mafiosa nel 1999, Giacomo Mancini muore a 86 anni l’8 aprile 2002, ricoprendo ancora la carica di sindaco della sua città natia.
Il racconto è composto da rari materiali estratti dalle teche Rai e dalle esclusive  interviste a Claudio Martelli, esponente socialista che ha conosciuto Mancini fin dagli anni 60; Giorgio Benvenuto, sindacalista ed esponente socialista, attuale presidente della Fondazione Bruno Buozzi e della Fondazione Pietro Nenni; Paolo Guzzanti, giornalista e amico personale di Giacomo Mancini; Matteo Cosenza, giornalista e autore di un libro-intervista su Giacomo Mancini; Vezio De Lucia, urbanista attento alle tematiche di conservazione del territorio.

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