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Diario Civile: Antiracket

Tutto ebbe inizio nel 1990, quando un piccolo numero di commercianti diede vita ad un’esperienza inedita di lotta al racket mafioso. A Capo d’Orlando, paesino di mare in provincia di Messina, Sarino Damiano, Tano Grasso, Francesco Signorino e altri piccoli commercianti poco più che trentenni si uniscono per formare la prima associazione antiracket in Italia. Da subito si distinguono per la solidità e l’incisività con cui contrastano la richiesta estorsiva proveniente dai clan mafiosi presenti su quel territorio. 
 
L’idea vincente dei commercianti orlandini, che non ha precedenti, è quella di associarsi per sottrarre l’imprenditore sottomesso al racket’ “a quella condizione di solitudine e di isolamento che costituisce il punto di maggiore debolezza per la vittima e di maggiore forza per il mafioso”. 
Il primo risultato concreto sono le denunce di estorsione presentate da ognuno di loro e la costituzione dell’associazione ACIO (Associazione Commercianti e Imprenditori Orlandini) come parte civile nel famoso processo di Patti. Iniziato nell’autunno del 1991, il processo attirò i riflettori di giornalisti e televisioni, in quanto primo vero processo al racket in Italia. Gli imprenditori di Capo d’Orlando che hanno denunciato le richieste di pizzo si presentano in aula e pubblicamente accusano i loro estorsori. Spezzato il muro dell’omertà, è sancito l’inizio della rivoluzione culturale portata avanti dai piccoli commercianti. 
L’esperienza spontanea di Capo d’Orlando fu esportata da Tano Grasso in altre regioni d’Italia e diventò un modello di resistenza effettiva e diffusa. Oggi le associazioni antiracket riunite in seno alla FAI (Federazione delle Associazioni Antiracket e Antiusura Italiane) sono più di sessanta, e si trovano in aree geografiche in cui fino a poco fa era impensabile anche solo immaginare una forma di lotta civile al ricatto mafioso. 
 
Il racconto parte dal processo Patti e segue le testimonianze dei pionieri di questa forma di lotta civile. Sarino Damiano, pescatore e ristoratore, per 11 anni ha vissuto con la scorta, al suo fianco giorno e notte, e a chi gli dice che è stato un eroe, lui risponde che ha fatto, non senza fatica, il suo dovere. Oggi la libertà ha per lui un sapore più intenso.

Non fu così per Libero Grassi, ucciso perché isolato nella sua scelta di denuncia del suo estorsore, perché abbandonato dallo Stato e allontanato dai commercianti palermitani. Dalla sua testimonianza televisiva nel 1991 emerge un uomo solo e, per questo, facile bersaglio della Mafia.

Il nostro viaggio attraverso il movimento antiracket è anche un percorso geografico: da Capo d’Orlando a San Vito dei Normanni in Puglia, da Lamezia Terme in Calabria a Gela, da Palermo fino alle province campane dove agisce con determinazione Silvana Fucito, più volte premiata in Italia e all’estero per il suo coraggioso esempio.

Le deposizioni dei commercianti al processo attualmente in corso presso il Tribunale di Napoli dicono a che punto è arrivato l’antiracket oggi: la resistenza solidale di Ercolano è diventata un modello.  

Regista: Ludovica Tortora De Falco.
 
Diario Civile. Con il Procuratore nazionale antimafia Franco Roberti
 
Il movimento antiracket guidato da Tano Grasso celebra i suoi vent’anni di lotta contro il pizzo. Dal primo processo contro il racket del 1991-1992 (Tribunale di Patti, Messina) al processo contro gli estorsori di Ercolano del 2011-2012 (Tribunale di Napoli). Dalla prima associazione antiracket di Capo d’Orlando alle sessanta associazioni presenti oggi in Italia: un sistema ormai affermato di lotta collettiva al ricatto mafioso.
 

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