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Mosse. Storico del nazismo

È una figura poco conosciuta, ma è stato uno degli storici più importanti per la comprensione del Nazismo. Un uomo vittima e testimone di quel periodo: George Mosse.

Figlio di una famiglia ebrea a capo di un impero editoriale, George Mosse –inizialmente “infatuato”di Hitler - fugge dalla Germania nel 1933, a poche ore dall’'entrata in vigore delle norme che vietano agli ebrei di lasciare la Germania.

Ha quattordici anni e, da solo, lascia il collegio dove studia per raggiungere i familiari, già rifugiati in Svizzera. È una fuga rocambolesca, a bordo dell’'ultimo traghetto che attraversa il lago di Costanza.

La sua nuova vita comincia in Svizzera, poi Parigi, gli studi a Londra, l'’America. Lo muove la passione per la storia, inizialmente per il Seicento inglese. Ma dagli '50 comincerà a interrogarsi soprattutto su ciò che è stato il Nazismo, arrivando a formulare una teoria innovativa, che si materializza nel 1975 con la pubblicazione del libro “La nazionalizzazione delle masse”.

La tesi di Mosse è che il Nazismo sia stato un culto che aveva preso come modello la religione cristiana. Un culto che portava ad escludere, in modo violento, chi era “diverso” dall'’uomo disegnato dal Reich. Un tema, quello della diversità, sui cui Mosse –ebreo e omosessuale, morto nel 1999 –continua a lavorare anche dopo la pubblicazione di quel libro, ritenuto fondamentale per capire la nascita del Nazismo e i suoi orrori.

 

Mosse. Storico del nazismo
Emilio Gentile
Roberto Fagiolo

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