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Italiani - Fausto Gullo, il ministro dei contadini

Punto di riferimento del movimento antifascista calabrese durante il Ventennio, più volte arrestato per la sua attività, fondatore di giornali vicini al proletariato e al mondo contadino, importante membro del PCdI. All’avvocato Fausto Gullo è dedicato il documentario “Fausto Gullo, il ministro dei contadini” firmato da Bruno Testori per “Italiani” con Paolo Mieli.

È il 27 marzo 1944 quando Gullo raggiunge Napoli in attesa del capo dei comunisti italiani, Palmiro Togliatti che sta rientrando in Italia dopo un lungo esilio in Unione Sovietica. Insieme dovranno riorganizzare il partito comunista e ricostruire l’Italia sulle ceneri del fascismo e della guerra.

Pochi giorni dopo Gullo contribuisce all’elaborazione della “Svolta di Salerno”, che consente a Togliatti di dare vita al primo Governo di unità nazionale con la partecipazione delle formazioni politiche attive nel Comitato di Liberazione Nazionale. Gullo, nominato ministro dell’Agricoltura del primo governo dell’Italia liberata, affronta la “Questione meridionale” con sei importanti decreti legge che portano il suo nome.

La più significativa tra le nuove disposizioni consente ai braccianti di riunirsi in cooperative e pretendere l’assegnazione delle terre incolte e mal coltivate sia pubbliche sia di proprietà dei latifondisti. In Calabria e in tutto il Meridione, i contadini si organizzano e occupano le terre con l’appoggio dei partiti della sinistra, dei sindacati e, soprattutto, dello Stato.

Nel corso del 1946, per non compromettere il delicato equilibrio di governo, Togliatti accetta di cedere il ministero dell’Agricoltura allo scudocrociato Antonio Segni. Gullo sostituisce “il Migliore” alla guida del dicastero della Giustizia in un momento decisivo per le sorti della democrazia italiana: il Referendum istituzionale “monarchia – repubblica”. E per difendere il risultato del voto, il neo Guardasigilli scrive ad Alcide De Gasperi chiedendo la sospensione del magistrato monarchico Massimo Pilotti, che tenta di invalidare gli esiti del referendum.

Con la morte di Palmiro Togliatti comincia per Gullo il periodo politico più difficile: i nuovi dirigenti del P.C.I. decidono di isolarlo, ritenendolo solo un vecchio notabile di provincia.

Quando esplode il “Sessantotto”, Gullo sostiene la protesta degli studenti, polemizza apertamente con la chiusura di Giorgio Amendola e interviene al XII congresso del PCI dove accusa i suoi compagni di non aver compreso le ragioni del movimento. Quando Franco Piperno, uno dei leader studenteschi, viene recluso nel carcere romano di Regina Coeli, Gullo lo raggiunge per esprimergli la sua solidarietà.

Anche in vecchiaia l’energia e lo spirito critico di Gullo conservano lo smalto iniziale, come dimostra una fitta corrispondenza tenuta con Enrico Berlinguer in cui l’avvocato calabrese prende le distanze dalla D.C. e dal progetto di compromesso storico elaborato dal P.C.I.

Pochi mesi prima di morire, a 87 anni, Gullo vince la sua ultima battaglia politica sui diritti civili quando, il 13 maggio 1974, il ministro degli Interni Paolo Emilio Taviani annuncia agli italiani la schiacciante vittoria del “No” al referendum sul divorzio.

La vicenda di Gullo è ricostruita dai nipoti Pierrette e Fausto Gullo; Emanuele Macaluso, ex senatore PCI; gli storici Oscar Greco e Piero Bevilacqua; l’ex senatore del P.C.I. Giuseppe Pierino e l’ex leader del Movimento del ‘68 Franco Piperno.

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