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Di padre in figlio – Fortuna e sfortune delle grandi aziende familiari

Dinastie reali, finanziarie, politiche e calcistiche. Sono diverse le saghe familiari della storia e ognuna ha lasciato traccia di sé nella cultura passata e contemporanea. Fulcro di questa puntata il passaggio del potere nelle società, dai buddisti tibetani alla corona inglese, dai Savoia ai Kennedy e ancora i Bush, gli Agnelli, i Rockfeller e i Moratti.

“Di padre in figlio”, nel medioevo questo era il modo in cui la classe dirigente si  perpetuava, i re lasciavano il loro impero ai figli, così i Principi e così i Duchi. Poi è subentrata la meritocrazia e successivamente il mercato. Ad imporsi erano quindi i migliori e non più i figli di sangue; non sempre, infatti, il passaggio dinastico tra padri ed eredi è stato garanzia di successo. 

Gianni Riotta ne parla con Massimo Gramellini, scrittore e Vicedirettore de La Stampa.
“Vorrei ricordare – dice Massimo Gramellini  - il secolo più bello e ricco della storia umana, che fu il secolo dell’Impero romano in cui gli imperatori non avevano figli e passavano il loro regno al migliore dei loro uomini. Questo durò fino a Marco Aurelio, perché Marco Aurelio ha un figlio, Commodo, e chi ha visto il Gladiatore si ricorderà che proprio da quel momento l’impero comincia a crollare.”

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