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TROTSKY. LA RIVOLUZIONE IMPOSSIBILE

Intellettuale raffinato, teorico della rivoluzione permanente. Odiato, combattuto, deportato, esiliato e poi inseguito per  tutto il mondo fino alla vendetta in Messico per mano di un sicario. Il suo nome è Lev Davidovic Bronstein, meglio conosciuto con il nome di Trotsky, uno dei grandi padri della Rivoluzione d’ottobre, creatore e guida dell’Armata Rossa. Un personaggio scandagliato dal professor Lucio Villari ospite di Paolo Mieli a “Passato e presente”, il programma di Rai Cultura in onda su Rai3 e alle 20.30 su Rai Storia. Dopo la morte di Lenin, la sua sarà una parabola discendente, costellata da una progressiva perdita di potere e dal conflitto con Stalin sia sui temi della politica interna che di quella estera: Trockij è a favore dell’appoggio risoluto a tutti i movimenti rivoluzionari degli altri paesi, mentre Stalin punta sul consolidamento dello stato e del regime sovietico. E’ la teoria del socialismo in un solo paese. Ma non si tratta soltanto di un contrasto ideale. I due uomini hanno un temperamento opposto. Trockij, il tribuno brillante e appassionato, l’intellettuale nutrito del pensiero occidentale, animato da una tensione egualitaria e da una fiducia messianica nella rivoluzione. Stalin, l’uomo di partito che non è mai uscito dai confini della Russia, il realista che diffida dei suoi stessi compagni e che intende innestare il pensiero di Marx sulle tradizioni autoritarie della Russia.

Espulso dall’Urss nel 1929, l’esistenza di Trotsky è quella di un uomo braccato, che nessun paese è disposto ad accogliere. Solo il Messico, dal 1937, gli concede il visto e un luogo sicuro dove continuare la sua lotta contro il potere di Stalin. Ma è l’ultimo capitolo della sua vita, che si conclude il 21 agosto del 1940, per mano di un sicario, Ramon Mercader, che era riuscito a conquistare la sua fiducia.