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TAMBRONI E LA PIAZZA

Quattro mesi, dal 26 marzo al 22 luglio 1960: un governo brevissimo in un periodo in cui l’Italia sta vivendo il boom e Roma si prepara a ospitare le Olimpiadi. È il contestatissimo governo DC guidato da Fernando Tambroni, il cui nome rimarrà legato alla violenta repressione di alcune manifestazioni di piazza. Un periodo che il professor Agostino Giovagnoli rilegge con Paolo Mieli a “Passato e Presente”, il porgramma di Rai Cultura.

Nel 1959, Tambroni è ministro del Tesoro e del Bilancio e non sembra ostile alla sinistra. Ma quando – nel 1960, dopo le dimissioni di Antonio Segni – il presidente Gronchi lo incarica di formare il nuovo governo, Tambroni accetta l’appoggio dell’Msi, nelle cui fila militano ancora molti “nostalgici” del Duce. Un partito che, per i primi di luglio, indice il proprio congresso a Genova, città medaglia d’oro della Resistenza. Le opposizioni e le sinistre insorgono. A Genova arrivano addirittura gli ex partigiani a “difendere” la città da quelli che vengono considerati i nuovi fascisti. E la rivolta si allarga anche ad altre città. La polizia è chiamata a intervenire. Cinque dimostranti vengono uccisi e diciannove feriti a Reggio Emilia. A Licata in Sicilia si contano un morto e 5 feriti. Il governo è chiamato a risponderne in prima persona: lo chiedono il Parlamento e la stessa DC. A Tambroni non resta che rassegnare le dimissioni.

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