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Sacra Corona unita. Memoria della quarta mafia

Sono passati trentacinque anni dal primo maggio 1983, dal giorno in cui, nel carcere di Bari, Pino Rogoli diede vita alla Sacra Corona Unita. E sono passati quindici anni dall’arresto di Filippo Cerfeda, l’ultimo boss storico della SCU.

In quei vent’anni si è assistito in Salento all’ascesa e al declino della quarta mafia. Attraverso le memorie di un immaginario boss sacrista interpretato da Paolo Sassanelli, e con gli interventi di magistrati, storici e giornalisti, “Diario Civile” in onda su Rai Storia, ripercorre i vent’anni di vita della Sacra Corona Unita. Nata come reazione della criminalità locale alle mire espansionistiche della Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo, la Sacra Corona Unita in pochi anni riesce a riunire l’intera malavita salentina. Dallo spaccio di droga alle rapine, dalle estorsioni alle bische clandestine; gli uomini che Pino Rogoli guida dal carcere si impossessano in breve tempo di ogni fonte di guadagno illecito. Anche il contrabbando di sigarette, il più redditizio tra i traffici pugliesi, passa rapidamente in mano alla SCU. Ma quella salentina è una mafia giovane e dalle radici fragili, senza legami familiari tra gli affiliati e lacerata da continue lotte intestine; e tanto rapida e inarrestabile è stata la sua ascesa quanto veloce sarà il suo declino. I due maxiprocessi leccesi degli anni ‘90, e le imponenti operazioni di polizia a cavallo con gli anni 2000, metteranno letteralmente in ginocchio l’organizzazione creata da Rogoli.

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