Seguici    
Accedi

Effettua il LOGIN

Hai dimenticato la password?
REGISTRATI ADESSO!

oppure accedi tramite...

RESTA SEMPRE AGGIORNATO
 

PRIGIONIERI ITALIANI DEGLI ALLEATI

La vicenda dei prigionieri italiani in mano alleata è un aspetto poco noto della seconda guerra mondiale. Lo racconta la professoressa Isabella Insolvibile a  “Passato e presente”, il programma di Rai Cultura condotto da Paolo Mieli, su Rai Storia. In grande maggioranza essi vengono catturati sul fronte africano, dove nel 1943 le forze dell’asse subiscono la definitiva sconfitta. Vengono trasferiti negli Stati Uniti, in Inghilterra e nei paesi del Commonwealth, e le loro condizioni di prigionia sono più che accettabili. Vivono in ambienti puliti, hanno sufficiente vestiario e un’abbondante alimentazione. Sono utilizzati come lavoratori, soprattutto nel settore agricolo, ma qualche volta anche in occupazioni legate allo sforzo bellico, nonostante il divieto delle Convenzioni internazionali. Paradossalmente le loro condizioni peggiorano, quantomeno sotto il profilo psicologico, dopo l’8 settembre 1943. Con l’Armistizio nasce la speranza di tornare a casa, ma gli italiani rimangono prigionieri. Il difficile rapporto degli alleati con il governo Badoglio non consente la loro liberazione. Anzi, per tutti loro lo status di prigionieri permarrà anche dopo la fine della guerra, fino al rientro a casa.