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LA STRAGE DI PALAZZO D`ACCURSIO

Tra il 1919 e il 1920, l’Italia deve affrontare una profonda crisi economica e sociale: la disoccupazione in città e in campagna ne è l’aspetto più drammatico. Nella Valle Padana si registra una rapida ripresa organizzativa del movimento contadino attraverso un sistema di leghe socialiste e cattoliche. A Bologna, la più lunga vertenza agricola mai organizzata in Italia, si conclude il 25 ottobre 1920 con la firma del cosiddetto capitolato rosso che segna una grande vittoria per braccianti e contadini. Un periodo che il professor Giovanni Sabbatucci analizza con Paolo Mieli a “Passato e Presente”, il programma di Rai Cultura in onda su Rai3 e su Rai Storia.

A farsi carico dell’offensiva contro il movimento contadino sono i fascisti che, riforniti di armi e di camion dagli agrari, si ergono a tutori dell’ordine e dei valori patriottici mentre danno all’assalto le sedi delle leghe, delle camere del lavoro, delle cooperative. A Bologna, il 21 novembre 1920, le squadre d’azione sferrano l’attacco decisivo: nel corso della cerimonia inaugurale della nuova amministrazione a Palazzo d’Accursio, sparano contro la folla raccoltasi in piazza Maggiore. Alcune bombe a mano vengono lanciate dall’alto e all’interno del palazzo viene colpito a morte il consigliere di minoranza Giulio Giordani. Il bilancio delle vittime è tragico: dieci morti e cinquantotto feriti. La giunta comunale neoletta viene sciolta. Il partito socialista deve incassare un colpo durissimo e, sempre più diviso tra riformisti e massimalisti, non sarà più in grado di riorganizzarsi. Per il fascio bolognese è una vittoria su tutta la linea: dopo aver sbaragliato l’avversario, gli addossa la responsabilità morale e si appropria della memoria del consigliere ucciso facendone un martire fascista.

Il padronato ha trasformato i fasci della Valle Padana in formidabili strumenti di lotta antidemocratica. E’ nato il cosiddetto fascismo agrario.

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