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GLI EMIGRANTI E MARCINELLE

Dopo la Seconda Guerra mondiale, l’Italia deve affrontare una profonda crisi economica e sociale. Il lavoro manca e gli italiani lo cercano all’estero, dove c’è bisogno di manodopera. Il 23 giugno del 1946 viene siglato un protocollo d’intesa tra il governo italiano e quello belga che prevede il trasferimento di cinquantamila minatori italiani in Belgio, in cambio di duemilacinquecento tonnellate di carbone ogni mille minatori. Una storia che la professoressa Silvia Salvatici rilegge con Paolo Mieli a “Passato e Presente”, il programma di Rai Cultura in onda lunedì 18 dicembre alle 13.15 su rai3 e alle 20.30 su Rai Storia.

Quello con il Belgio è solo il primo di una serie di accordi internazionali sottoscritti allo scopo di favorire l’espatrio degli italiani. Si pensa che l’emigrazione possa ridurre la disoccupazione italiana e contribuire, grazie alle rimesse dall’estero, al riequilibrio della bilancia dei pagamenti.

Gli italiani che partono verso il nord Europa sono soprattutto meridionali, invogliati dal miraggio di un lavoro e da migliori possibilità di guadagno. Le mete verso cui si dirigono sono il Belgio, la Francia, la Germania, e la Svizzera, che quasi sempre offrono impiego in fabbrica o in miniera, in condizioni di lavoro e anche di vita estremamente disagiate. A quel periodo risale anche una delle più grandi tragedia sul lavoro: l’8  agosto 1956 duecentosessantadue minatori, tra cui trentasei italiani, muoiono nell’incendio di una miniera a Marcinelle, in Belgio. Da quel momento in poi nulla sarà più come prima.  

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