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EVITA PERON

Maria Eva Ibarguren nasce nel 1919, figlia illegittima del latifondista Juan Duarte. Essere figlia illegittima fa nascere in lei un sentimento che caratterizzerà tutta la sua vita: l’indignazione dinanzi alle diversità di trattamento e alle ingiustizie.
Eva sogna di diventare un’attrice, ma è la radio a regalarle la popolarità. Ed è sempre grazie alla radio che Eva conosce il colonnello Juan Domingo Peron, capo del Dipartimento del Lavoro, che il 22 gennaio 1944 coinvolge molti artisti in un grande evento di solidarietà destinato a raccogliere fondi per le popolazioni colpite dal terremoto di San Juan.  Da quel giorno, Eva e Peron non si lasciano più.
Eva viene nominata presidente del sindacato che ha fondato. Peron diventa vicepresidente dell’Argentina e ministro del Lavoro. Arrestato dai militari, viene liberato di fronte al pericolo di un’insurrezione dei “descamisados” guidati da Eva Duarte.

Poco dopo Eva sposa Peron, che nel 1946 viene eletto presidente. Eva non si accontenta di fare la first lady. Si batte per il voto alle donne, inaugura scuole e ospedali, aumenta il controllo sui mezzi di comunicazione, dialoga con i sindacati, trascina le folle e diventa un’icona, con la sua gestualità enfatica, i suoi abiti ricercati e il suo inconfondibile chignon.

La sua consacrazione internazionale avviene con il viaggio in Europa del 1947, sebbene a Roma venga fischiata da chi le ricorda l’ospitalità offerta dall’Argentina ai nazisti in fuga.
Nel 1951 Peron si ricandida. Lavoratori e sindacati premono perché Evita si candidi alla vicepresidenza, ma alla fine lei rinuncia. Militari e conservatori sono fortemente contrari alla sua candidatura e lei sa di avere un tumore all’utero in stato avanzato.

Peron viene rieletto a larghissima maggioranza. Eva assiste al suo giuramento e poco tempo dopo muore a soli 33 anni. E’ il 26 luglio 1952. Per giorni gli argentini fanno la fila per rendere l’ultimo omaggio alla donna che il Parlamento ha nominato “capo spirituale della nazione”.

Le spoglie di Eva, dopo il colpo di Stato che nel ’55 destituisce Juan Peron, non hanno pace e tornano solo nel 1974 in Argentina, dove tuttora sono venerate dal popolo.

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